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Perché usare diversi simboli per la “n”?

Prima di parlare dei diversi suoni della n (e quindi anche dei diversi simboli usati), precisiamo che per riprodurre i suoni non proprio doppi ma un po’ più intensi del suono semplice, rilevabili effettivamente solo per l ed n (dentale) nelle desinenze dei plurali femminili di parole tronche (con accento sull’ultima sillaba), compreso l’articolo determinativo femminile plurale e la relativa preposizione articolata (le, alle) davanti a consonante, si è pensato di usare –ll e –nn, quindi ill scarp (le scarpe), all fnèstar (alle finestre) e poi zivóll, patèll, scarànn, persónn ecc. Questa scelta fatta anche per l’articolo permette opportune distinzioni, senza ambiguità:

es.   i fà di lavór al port ad Ravéna   fanno dei lavori al porto di Ravenna

     i fà di lavór all port ad Ravéna   fanno dei lavori alle porte di Ravenna

Per quanto riguarda la n velare o gutturale (indicata con il simbolo η o ŋ) soprattutto in fine di parola, risulta opportuno metterla in evidenza per chi conosce poco il dialetto ferrarese (tra pochi anni tutti…), ma anche per qualche studioso non ferrarese che voglia fare delle comparazioni tra vari dialetti. Questi sono i motivi che inducono ad operare delle scelte grafiche che rimuovano ogni possibile ambiguità, perché, in ogni momento e da chiunque, il dialetto possa continuare ad essere letto con la pronuncia reale.

Ricordo il presentatore Mariotti di Telestense che, in occasione del premio Roffi di qualche anno fa, lesse più volte “I buratìn” con la n dentale, perché era scritta così, come in naso, pino (con qualche sorrisino e qualche commento che serpeggiava tra il pubblico degli anziani della Rivana che dicevano: l’è d’zità…è di città, non conosce bene il dialetto). Se fosse stato messo in guardia che la n era velare, da un simbolino semplice ma adatto, avrebbe sicuramente pronunciato correttamente.

Segnalo tre esempi tipici del ferrarese:

pan panno (di lana)      paη pane       pann le’panne’, le lentiggini

Se si scrivesse pan in tutti e tre i casi, chi legge potrebbe non sapere quale pronuncia dare e dal contesto potrebbe dedurlo solo chi conosce ‘abbastanza’ il dialetto.

Si pensi a:       mi a són con ti   io suono con te       dove són ha la n dentale come in ‘nano, tono’

                       mi a sóη con ti   io sono con te         dove sóη ha la n velare come in ‘angolo, panca’

In tutti i casi è nostra convinzione che sia utile mettere in evidenza le diversità di pronuncia proprio per rimuovere ogni possibilità di confusione, poi, per chi conosce bene il dialetto e ritiene superfluo tutto questo, è ovvio che va bene lo stesso, non si pone alcun problema.

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