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Qualcuno parla di ‘articoli verbali’ a proposito della a che segue i pronomi mi, nu, vu nella coniugazione dei verbi. Come stanno le cose?

Questa definizione viene usata da Canzio Vandelli nella sua grammatica “Il ferrarese moderno”, ma, a proposito dell’ “articolo verbale a” non voglio discutere per ciò che potrebbe riguardare i dialetti gallo-italici, io mi limito al dialetto ferrarese, per il quale questa a è invece certamente un’espansione del soggetto (e così è anche chiamato nella grammatica del bolognese di Daniele Vitali, e il bolognese è gallo-italico… Faccio presente che Vitali è un glottologo e linguista di tutto rispetto, uno dei traduttori ufficiali della Comunità Europea).

Pure nel Manuale di Linguistica e Filologia Romanza di Renzi-Andreose, pag. 217, si parla di “reduplicazione” cioè somma di due pronomi (es. fiorentino te tu dici, e pure ferrarese mi a digh, francese moi je dit, toi tu dis). Per inciso si parla anche di soggetto espletivo o pleonastico usato coi verbi impersonali (francese il faut bisogna) e meteorologici (come i nostri ferr. a pióv, a néva). Mi sembra comunque che ‘espansione del soggetto’ sia una definizione adatta perché vale anche quando il soggetto non è il semplice pronome, es. Toni l’è grand, Pio e Delmo i và a cà. Capisco che le forme dei pronomi in certi casi (terza persona singolare e plurale) siano uguali a quelle degli articoli, però, se è vero che l’articolo precede il nome o, mettiamo pure, il verbo, come si giustificherebbero le forme enclitiche es. l a cà? Va lui a casa? Non ho mai sentito parlare di articolo enclitico… di pronomi sì. Inoltre il nostro dialetto fa parte di quelle ‘lingue’ a pronominalizzazione obbligatoria, (così è chiamata sempre nel Renzi-Andreose), l’italiano no, per cui in italiano si può omettere il soggetto anche sotto forma di pronome, in dialetto ferrarese no, ci vuole proprio: vanno a Roma, sei bravo, sono qui > i và a Roma, t’jé brav, a sóη chì (perciò a non può essere altro che pronome, non articolo verbale che sia).

Nel caso quindi della prima persona singolare ad es. mi a sarò,che a sia pronome è evidente anche dalla sua derivazione dal latino ego=io che si è trasformato es. nel francese je,per noi in ja e in seguito nella semplice a, chiarissimo tuttora ja come enclitico nelle forme interrogative òja fàt béη? ho io fatto bene? saròja bóη sarò io capace? (sottolineo di nuovo che se avessimo adottato per il verbo ‘avere’ le forme con h dovrei scrivere hoja…). C’è la particolarità che questo pronome nella forma a vale anche comeespansione del soggetto per ‘noi’ e ‘voi’: nu a guardéη, uàltar a stè chì.

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