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Śbarlùm dla mént : Barlumi della mente

Śbarlùm dla mént : Barlumi della mente : Pensieri, filastrocche e preghiere in ferrarese e lingua italiana / Alessandro Corazza. - Portomaggiore : Arstudio C, 2011. - 97 p. : ill. ; 21 cm. Col Patrocinio de "Al Tréb dal Tridèl", cenacolo di cultura dialettale ferrarese.

Il bel libro di Alessandro (Sandrino) Corazza può essere considerato un vero omaggio all’ambiente, agli usi e costumi della tradizione Portuense, nell’esposizione di ‘Pensiér, Zirudèl e Preghiér in dialèt fraréś’, con una bella varietà di contenuti e tutti di piacevole lettura. 
Con il senso della discrezione e della misura che sono proprie dell’autore, vengono descritti, ma si potrebbe dire proprio ‘dipinti’, quadri di vita familiare e sociale, usando i termini più genuini e le locuzioni più rappresentative della nostra parlata dialettale.
Già nei primi versi, dedicati alla Brazadèla, troviamo ‘da ślungàrat al pinguèl’, riferendosi a quel ‘at tira al pinguèl’ che fa sicuramente impallidire l’efficacia dell’italiano ‘ti fa venire l’acquolina in bocca’.
Che dire poi del modo ‘a s’agh sént’? Questa frase è riferita al Varźnéś (il castello del Verginese) diroccato, immaginato come luogo di fantasmi, e il modo dialettale indica in maniera semplice e diretta i rumori notturni attribuiti dalla fantasia popolare agli spiriti.
Molto toccante è la poesia L’ultim śmèrgul, dove la Biśa e la Bionda, le due mucche addette anche al traino dell’aratro, vengono portate via dal podere per lasciare posto al trattore, segnando il cambio epocale ‘dall bèsti al mutór’
Si trova una ruvida ma tenerissima immagine:

Un léch, na scuazà, forsi un baśìη,
ill mustrava l’amór pr’i so biśìη

cui si affianca l’amore per la sua ruralità da parte dell’uomo abituato ad un sistema di vita certo duro e faticoso, ma ricco di sensazioni e sentimenti che saranno sempre meno praticabili in un ambiente dominato dai mezzi meccanici o tecnologici. 

Tante sono le parole davvero preziose in senso dialettale che troviamo qui, termini della nostra ferraresità che confermano ancora una volta la singolarità del nostro dialetto. Basti pensare ad esempio a burazìna, la tela tessuta in casa con i cascami della canapa per fare i buràz, dal lat. burra tessuto grossolano e burius scuro, da cui il nome della tela grezza, non sbiancata (e nel Glossario Latino-Emiliano di Pietro Sella, in un riferimento del sec. XV riguardante Ferrara, si trova boraci grossi per fare i sacchi), oppure a śgurbióś, voglioso in modo incontenibile, incisivo come la śgùiba, la sgorbia che si fa largo sul legno e sul marmo (lat. tardo gulbia), oppure ancora a piò che insieme a varsùr individua l’aratro e sempre in Sella troviamo una citazione del sec. XVI versorium et seu piollum, a documentare il viaggio lungo tanti secoli delle parole del nostro dialetto, dal latino parlato dei coloni romani che si insediarono a Voghiera-Voghenza fino a noi.

Floriana Guidetti – Tréb dal Tridèl


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