• aaa_gramm_frarese.jpg
  • Ali_libert.jpeg
  • bbb_Frares_tuti.jpg
  • ccc_libri1.jpg

Il dialetto di Argenta

Il dialetto di Argenta. L'Arzantàn : vocabolario, glossario etimologico, fonetica, grammatica, sintassi e curiosità del dialetto argentano / Giacomino Gherardi, Mirko Moretti. - Bologna : Pendragon, [2009]. - 867 p. ; 24 cm.
E' uscito il volume “Il Dialetto di Argenta”, “L’Arżantàŋ” come viene sottotitolato dagli autori Giacomino Gherardi e Mirko Moretti.

Si tratta di un lavoro particolarmente importante dal punto di vista documentaristico, in quanto non si limita al ‘vocabolario’ che mette in corrispondenza i lemmi argentani con quelli dell’Italiano, ma esamina e propone gli aspetti etimologici, le considerazioni grammaticali, le problematiche legate alla fonetica, con una scelta appropriata dei segni grafici che rispettano le convenzioni della dialettologia e mettono il lettore, anche non argentano, nelle condizioni di leggere agevolmente e quindi di usufruire pienamente dei contenuti, che non trascurano le curiosità di questa parlata e le usualità popolari che rivelano radici molto antiche.

Ancora una volta, come era avvenuto per il “Nuovo Vocabolario Storico - Etimologico del Dialetto Ferrarese” (R. Baiolini, F. Guidetti – 2008) sono stati determinanti per la realizzazione dell’opera gli stimoli e i suggerimenti dell’amico comune agli autori di entrambi i lavori Daniele Vitali, glottologo e studioso di dialetti, insieme ad una forte motivazione a voler lasciare uno strumento indispensabile per continuare a leggere gli scritti in dialetto (recenti, per vari motivi) e a capire il percorso storico di tante parole, a chi, tra pochi decenni, non conoscerà più le nostre parlate.

Ci sono, nel lavoro argentano, anche delle scelte grafiche che possono indurre qualche perplessità, come int (dall’avverbio latino intus) annesso agli articoli, quindi intal, intla, inti, intigli, che lasciano un attimo di disorientamento alla lettura, che risulterebbe sicuramente più semplice ed immediata se si lasciassero separati avverbio e articoli. Infatti, se pure è vero che queste forme esprimono le preposizioni articolate dell’Italiano, non va dimenticato che ogni dialetto ha le sue esigenze e i suoi diritti, senza doversi necessariamente piegare alle regole dell’Italiano.

Molto interessanti e proposte in modo piacevole ed accattivante sono le etimologie popolari, che, si sa, talvolta attribuiscono ai termini un valore che può discostarsi da quello di origine. Basti un esempio preso dal “De re coquinaria” di Apicio: nel libro quarto, II, viene usato il verbo purgare per indicare l’operazione di mondatura di semi dalle impurità, in questo caso semi di sambuco per preparare poi una specie di frittata (accipies semen de sabucco, purgabis…). Nel ferr. si dice “spulgàr”, spulgàr i faśó, spulgàr l’insalata, spulgàr la ruvié śgranà ecc. attribuendo a questo termine, almeno in senso popolare, il significato di togliere le impurità come fossero ‘pulci’, quindi ‘spulciare’, alterando con ciò la forma originale, dalla quale deriva, che voleva intendere semplicemente ‘ripulire’.

Ma del resto tutta la parlata è popolare e, a volte, anche da zona a zona si rilevano interpretazioni diverse. Ad es. il ferrarese cucunà (argentano cucunè) pieno al massimo, fa riferimento al cucóη, nome ferr. del tappo sulla sommità della botte (mentre quello alla base è biróη o spina), quindi esprime il senso di pieno fino al massimo livello. Che poi il termine, anche nel ferrarese, sia stato preso o no dall’accrescitivo di coco, altro nome dell’uovo, come proposto dagli autori argentani, intendendo ‘pieno come un uovo’, nulla toglie al valore dell’uso comune che se ne fa in una zona o nell’altra.

Accanto a tanti vocaboli presenti sia nel dialetto ferrarese che nell’argentano, pur pronunciati in modo diverso (dato che l’emiliano, cui l’argentano si accosta per questo aspetto, muta la a in e in molti casi e ad es. nei verbi della I coniugazione come cantèr, lavurèr[1] ecc. che nel ferr. restano cantàr, lavuràr ecc. conservando invece la a della forma latina, per una caratteristica di ‘immunità’ dall’influsso Celtico), ci sono termini totalmente diversi per indicare lo stesso elemento, ad es. trinžêŋ è lo slittino, in ferr. ślis, mentre pulgòŋ è tirchio, in ferr. sćich, in altri è scambiato l’ordine dei morfemi, culindrìa, all’indietro, in ferr. indré cul, a volte si usano modi verbali diversi, mirêb bisognerebbe (condizionale), in ferr. mirà bisognerà (ind. futuro) e così via.

Mille altri esempi potrebbero attestare la preziosità delle nostre parlate e dunque più che meritevoli sono da considerarsi gli intenti di quanti hanno prodotto lavori atti a consentire la conservazione di questo patrimonio culturale.

Per finire, mi sia concesso dire che, a mio avviso, una formazione di base classica, con i contenuti dei tempi di allora (per noi nati nel 1947) e un percorso accademico dell’area scientifica o tecnica, comuni agli autori di entrambe le opere confrontate, uniti ad uno spiccato interesse di ricerca, evidentemente sono un mix efficace in grado di realizzare produzioni di tutto rispetto.

Floriana Guidetti – Tréb dal Tridèl

----------
[1] E a volte si è portati a dimenticare che questa e non è etimologica ma è l’esito di una mutazione fonetica, come in fiflèr, probabilmente quindi non attinente al lat. flere ma a fifolare, pipolare, come il ferr. fiflàr con lo stesso significato di piagnucolare

 

 

Login Form

NewsLetter

Al Tréb dal Tridèl

sede: presso il Centro Sociale Rivana Garden
via Gaetano Pesci, 181 - Ferrara 
mail: info@dialettoferrarese.it


Presidente Onorario Iosè Peverati
Presidente Floriana Guidetti
vice Presidente Edoardo Gnudi
Segretario Layla Furiani

Mighty Free Joomla Templates by MightyJoomla